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Lucio Fontana: tra materia e luce nell’arte del Novecento

Lucio Fontana è uno degli artisti tra i più discussi del Novecento, conosciuto principalmente per il suo contributo all’Arte Spaziale, una corrente artistica che ha avuto un notevole impatto sull’arte astratta e concettuale del dopoguerra. Il suo nome è diventato simbolo di una vera e propria rivoluzione nei confronti dei linguaggi artistici tradizionali, aprendo nuove prospettive sulla luce e sulla materia. In questo articolo, esploriamo il percorso di questo straordinario artista, analizzando il suo innovativo approccio all’arte e l’importante influenza esercitata sulla scena artistica del XX secolo.

La vita e l’opera di Lucio Fontana

Nato a Rosario, Argentina, nel 1899, Lucio Fontana si trasferisce a Milano nel 1905, dove sviluppa il suo interesse per l’arte. Durante gli anni ’20 e ’30, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Brera, mostrando fin da subito una predisposizione verso le avanguardie artistiche del tempo. La sua arte sperimentale ha inizio con il movimento astratto concreto, un approccio che abbraccia l’astrazione geometrica che gli permette di sperimentare numerose tecniche e ambiti artistici, dalla scultura alla ceramica, fino alla pittura.

È negli anni ’40 che Fontana inizia a dare vita al suo stile distintivo: in questo periodo nascono le prime tele caratterizzate da fenditure e “Buchi”, in cui la tela viene incisa con un punteruolo in più punti, combinando linee cromatiche e incisioni scultoree, per poi procedere con la produzione dei famosi “Tagli”, che divennero un ciclo, come i precedenti Buchi, che Fontana denominò “Concetto spaziale”, “Attese”. Questa fase della carriera segna un punto di svolta nell’evoluzione dell’opera di Fontana, che darà origine a vere innovazioni che avranno un impatto significativo sulla scena artistica.

Negli anni ’60, Lucio Fontana entra nell’epoca delle grandi sperimentazioni: inizia con la serie degli “Olii“, in cui riemerge il motivo dei buchi e delle lacerazioni, ma questa volta su uno spesso strato di pittura che inonda le sue tele; segue poi la serie dei “Metalli“, in cui gli squarci vengono prodotti manualmente su grandi lamiere specchianti; giunge all’elaborazione delle serie di opere “Fine di Dio” e “Teatrini“, realizzate su telai ovali della stessa dimensione e caratterizzate da costellazioni di “buchi”, squarci o graffiti; fino alle celebri “Ellissi“, tavole ovali monocromatiche lacerate da tagli e squarci.

Nel suo ultimo decennio di vita artistica, Fontana concentra tutte le sue energie sul ciclo dei Tagli, che si fanno progressivamente più incisivi ed essenziali. È proprio in questa fase che l’artista raggiunge l’apice della sua esplorazione dello spazio: quella singolare fenditura sulla superficie diventa il simbolo di un passaggio verso l’infinito, un varco che si apre tra le tenebre e la luce.

Lucio Fontana, Concetto spaziale, 1959

Tra materia e luce: la filosofia dell’arte di Lucio Fontana

Nel XX secolo pochi artisti hanno osato sfidare i confini tradizionali dell’arte come Lucio Fontana. Con i suoi “Tagli” sulla tela, è riuscito ad aprire a nuove possibilità di interazione tra spazio e materia, andando oltre la semplice bidimensionalità della pittura tradizionale e dando vita a un movimento rivoluzionario conosciuto come Spazialismo.

Per l’artista argentino, le aperture che infliggeva sulle tele non sono da considerarsi semplici interventi superficiali, ma piuttosto come dei varchi verso l’ignoto, dei passaggi verso un mondo al di là della realtà materiale. L’atto del tagliare la tela rappresentava per Fontana un atto liberatorio, una ricerca di spazio e dimensione più ampie, una via verso la spiritualità e l’infinito.

Attraverso questo gesto rivoluzionario, Fontana ha fatto emergere una nuova concezione dello spazio nell’arte, trasformandolo in un luogo atemporale e astratto. L’idea pura si manifesta e diventa forma attraverso il gesto, quasi senza dover passare per la materia stessa. La luce che si insinua attraverso le ferite sulla tela crea suggestivi giochi di ombre e riflessi, coinvolgendo lo spettatore a immergersi nell’opera per esplorarne le molteplici sfaccettature e ammirarne la bellezza inscrutabile.

Lucio Fontana fotografato da Ugo Mulas, Milano, 1964

L’arte di Lucio Fontana è da sempre caratterizzata da una visione iconoclasta, che suscita spesso difficoltà nell’interpretazione poiché rompe gli schemi tradizionali, squarcia le convenzioni e, nell’immaginario comune, può persino sembrare disturbante. Per chi è abituato a considerare l’arte come un’espressione di perfezione estetica, i tagli, i buchi o le fessure nelle opere di Fontana possono risultare a tratti enigmatici e incomprensibili. Tuttavia, è proprio attraverso questa rottura con le aspettative convenzionali che Fontana si è elevato al di sopra degli artisti del suo tempo, elevando la sua opera a un livello filosofico mai visto prima. Le sue “Attese”, i suoi “Concetti spaziali” vanno al di là della superficie visibile, incitando chi le osserva a riflettere sulla natura dell’esistenza, sulla complessa dualità tra materia e spirito e sulla connessione tra arte e universo.

L’impatto dell’arte di Lucio Fontana

L’eredità di Lucio Fontana vive ancora oggi e continua a esercitare un impatto significativo nell’arte contemporanea, spingendo verso nuove frontiere di creatività e di significato. La sua filosofia artistica, a metà tra materia e luce, invita a esplorare l’ignoto, a superare i limiti convenzionali e a ricercare nuovi significati nell’arte e nel mondo circostante. Con i suoi Ambienti Spaziali, Fontana ha dimostrato che l’arte, anche quando sfida le tradizioni e le aspettative, può diventare un potente strumento per esplorare l’inconoscibile, per rompere gli schemi e per elevare il pensiero umano verso nuove prospettive.

Oltre alla sua influenza sull’arte, Fontana ha anche contribuito a promuovere la collaborazione tra artisti e architetti, facilitando una sinergia tra diverse discipline creative. La sua visione innovativa e il suo influsso sull’arte contemporanea perdurano ancora oggi, ispirando artisti di ogni angolo del mondo a seguire la sua filosofia dell’arte intesa come ricerca ininterrotta di un equilibrio tra materia e luce.

Lucio Fontana, ‘Madonna col Bambino’, Ceramica dipinta e smaltata, cm 40x17x20

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