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Il ruolo delle cornici nella rappresentazione pittorica

Le cornici non sono semplicemente elementi decorativi; giocano un ruolo fondamentale nella valorizzazione e interpretazione di un’opera d’arte. Fin dalla loro origine antichissima, le cornici sono state create per delimitare l’arte bidimensionale e guidare lo sguardo dell’osservatore. Le prime testimonianze di queste strutture risalgono all’antico Egitto, alla Grecia, a Roma, e ai periodi carolingio e paleocristiano. Le prime strutture decorative non delimitavano solo dipinti su tavola o tela, ma anche affreschi e mosaici. A Pompei ed Ercolano, ad esempio, sono state scoperte pitture murali contornate da cornici dipinte di vario tipo, spesso raffiguranti elementi architettonici in trompe l’œil, che delimitavano la scena rappresentata e conferivano un senso di profondità e realismo alla composizione.

Nel corso dei secoli, le cornici hanno subito una continua evoluzione, riflettendo i cambiamenti stilistici e culturali delle diverse epoche. Dal Rinascimento in poi, ogni periodo ha introdotto stili distintivi di cornici, che aggiungono valore e significato alle opere incorniciate. Nel Rinascimento, le cornici sono spesso elaborate e riccamente decorate, rispecchiando l’attenzione ai dettagli e la maestosità dell’arte di quel periodo. Durante il Barocco, le cornici divennero ancora più opulente, con ornamenti complessi e dorature che accentuano il dramma e la grandiosità tipici di questo stile.

Con l’avvento del Neoclassicismo, le cornici si semplificano, adottando linee più pulite e un’estetica più sobria, in linea con i principi di ordine e armonia dell’epoca. Nel XIX secolo, con il Romanticismo e il successivo movimento dell’Art Nouveau, le cornici acquistano nuovamente un carattere decorativo, spesso ispirato a elementi naturali e forme fluide. Da elementi puramente ornamentali, le cornici diventano delle vere e proprie estensioni dell’opera, che contribuiscono a creare un’esperienza estetica completa per l’osservatore.

“Le cornici sono una diversa dall’altra, forme dell’Ottocento floreale, in argento, in rame, smalto, tartaruga, pelle, legno intagliato:potrebbero rispondere all’intenzione di valorizzare quei frammenti di vita vissuta ma potrebbero essere anche una collezione di cornici e le foto stare lì solo per riempirle, tant’è vero che alcune cornici sono occupate da figure ritagliate da giornali, una inquadra un foglio d’una vecchia lettera illeggibile, un’altra è vuota.”
Italo Calvino, Se una notte d’inverno un viaggiatore

L’evoluzione della cornice nel Novecento

A partire dai primi anni del Novecento, con l’avvento delle Avanguardie Storiche, come il Cubismo e il Futurismo, la cornice inizia a subire un cambiamento di tipo ontologico. Non è più un elemento indispensabile per l’opera, un contorno che fornisce un indizio visivo e che può trasmettere un senso di importanza attraverso decorazioni e materiali lussuosi (come le celebri cornici barocche e rococò).

Artisti come Picasso e Braque cominciano a sperimentare con la forma e la struttura delle opere d’arte, spesso riducendole a semplici bordi sottili o anche rifiutando completamente l’uso delle cornici tradizionali. La cornice non è più vista come una necessità, ma piuttosto come un’opzione che può essere adattata, modificata o completamente eliminata a seconda delle esigenze artistiche e del significato da trasmettere.

Monet, “Ninfee”, Musée de l’Orangerie di Parigi

Questo concetto è particolarmente evidente nel ciclo delle “Ninfee” di Monet, esposto oggi al Musée de l’Orangerie di Parigi, dove si osserva l’apice di un percorso artistico iniziato dall’artista circa trent’anni prima della realizzazione di queste opere. In questa ricerca, Monet inaugura una composizione a tutta tela, eliminando un vero e proprio punto focale e una definizione rigida dei confini che solitamente confinano il dipinto.

L’idea è quella di coinvolgere l’osservatore in modo attivo, invitandolo a immergersi completamente nell’opera, dove la cornice diventa semplicemente un dettaglio di sfondo di fronte alla potenza delle sue opere.

Diverso è l’approccio di artisti come Salvador Dalì o René Magritte in cui la cornice è fondamentale per la corretta percezione dell’opera. In “La répresentation” (1937) di Magritte, la spessa bordura che delimita il campo della rappresentazione, aderendo perfettamente al corpo dell’oggetto raffigurato, non è più un dettaglio decorativo marginale, ma diventa parte integrante dell’immagine stessa, indispensabile per la sua coerenza e per tracciare i confini dell’immagine.

René Magritte, “La répresentation” (1937)

Diversa ancora è l’attitudine di artisti come Piet Mondrian, che ha fatto della superficie del quadro il luogo in cui creare la dimensione ideale dello spazio, mediante lo studio delle linee ortogonali e dei colori. Per Mondrian, la cornice smette di essere un dispositivo usato per creare l’illusione di profondità nel quadro, ma, piuttosto, diventa solo una parte del supporto bidimensionale dove si mostra la struttura base dell’universo visibile, come leggiamo in una lettera da lui scritta pochi mesi prima della sua morte: “Sono stato il primo a portare il quadro in avanti rispetto alla cornice, piuttosto che collocarlo all’interno di essa. Avevo notato che un quadro senza cornice funziona meglio di un quadro incorniciato, e che l’incorniciamento determina una sensazione di tridimensionalità, un’illusione di profondità e questo spiega perché ho scelto di prendere una semplice cornice di legno e di montarvi sopra il mio quadro. In questo modo conduco il quadro a un’esistenza più reale.”

Piet Mondrian, “Composizione II” (1929), The National Museum in Belgrade

Con l’Arte contemporanea e l’Arte concettuale, la cornice non è più soltanto un supporto fisico, ma può essere anche un concetto che contribuisce al significato dell’opera stessa, e, in certi casi, trasformarsi persino in un’opera d’arte a sé stante.

Nel corso degli ultimi decenni del XIX secolo e nel XX secolo, le cornici hanno vissuto un’evoluzione e una categorizzazione significativa. Abbiamo visto emergere la “cornice semantica”, caratterizzata dall’introduzione di segni grafici e immagini sul bordo, aggiungendo così strati di significato alla composizione. Poi la “cornice formale”, che si fonde direttamente nell’opera stessa, che sia essa dipinta, sagomata o realizzata con materiali astratti e plastici, diventando così una parte essenziale dell’espressione artistica. Infine, la “cornice concettuale”, che si è manifestata in forme audaci e innovative, includendo cornici-contenitore, cornici-ambiente e persino cornici istituzionali del museo, ampliando il concetto di cornice in modi sorprendenti e inattesi.

La funzione della cornice: protettiva, estetica, storica

Oltre alla suo significato concettuale, la cornice svolge anche un’importante funzione protettiva nei dipinti, creando una barriera che protegge l’opera dall’umidità, dalla polvere e dai danni fisici e ambientali, preservando così la sua bellezza nel corso del tempo. Questo è particolarmente importante per i dipinti antichi, che richiedono una conservazione attenta per preservare la loro integrità nel tempo.

Alessandro Rosi (Firenze 1627-1697), Sant’Agata curata da San Pietro. Olio su tela ottagonale, cm 98×77, in cornice in legno scolpito e dorato 

Ma la cornice può anche contribuire ad esaltare l’estetica di un dipinto, enfatizzando i colori le forme e i dettagli del dipinto, plasmando la nostra percezione del dipinto. Una cornice dorata può trasformare un ritratto rinascimentale in simbolo di lusso e raffinatezza, mentre una cornice minimalista può esaltare la modernità e la purezza di un’opera contemporanea; una cornice imponente può conferire un senso di importanza e maestosità all’opera, mentre una cornice sottile può suggerire un senso di fragilità e intimità.

Le cornici possono anche fornire uno spaccato storico e stilistico, raccontando la storia dell’opera e del suo tempo. Le cornici barocche, ad esempio, riflettono l’opulenza e la grandiosità di quella precisa epoca, mentre le cornici semplici e geometriche del Modernismo ci raccontano di un’epoca caratterizzata dalla ricerca della semplicità e della modernità, tipica dell’arte del XX secolo.

Esempio di cornice che si trasforma in un’opera d’arte a sé stante

Nel mondo dell’arte contemporanea, le cornici continuano a evolversi, abbracciando nuovi materiali e forme, in grado di amplificare il messaggio dell’opera. Dall’essere limitate al legno e alle dorature, ora possono anche comprendere metalli, plastica e perfino luci LED, aprendo così la strada a un’infinità di possibilità creative.

Le cornici svolgono, dunque, un ruolo cruciale nella rappresentazione pittorica, andando ben oltre la loro funzione decorativa. Proteggono, valorizzano e contestualizzano le opere d’arte, influenzando la percezione e l’interpretazione del fruitore. Come abbiamo visto, possono persino trasformare un dipinto, accentuandone la bellezza e il significato.

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In anteprima: Francesco Gandolfi (Chiavari, 1824 – Genova, 1873), Battesimo di Cristo, olio su tela, cornice in legno dorato del XVIII secolo



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