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Carmina in marmora

I marmi sono stati oggetto di grande interesse nel corso dei secoli e in particolare dal ‘500 la passione per il loro collezionismo o per la catalogazione furono vero e proprio argomento per lo storico dell’arte. I marmi antichi provenienti dalle opere scultoree e architettoniche classiche furono oggetto di studio e di ricerca storica, ma anche scientifica e commerciale. Il collezionista affascinato dalle venature, dai colori e dall’antichità del materiale fu sempre alla ricerca di lastre e campioni da accostare: così porfidi, diaspri, brecce vennero utilizzati come semplici piani o assemblati con splendido gusto cromatico ed estetico. I marmi così ripresero vita nei nuovi arredamenti e nelle nuove architetture sia come oggetto di vanto come opera da wunderkammer quando erano pezzi rari oppure come piani di tavoli o complenti di arredo di grande gusto quando erano splendidamente assemblati. I celebri commessi in pietre dure nel XVII secolo furono magnifiche opere, veri oggetti del desiderio soprattutto quelli provenienti dagli opifici di Roma e Firenze. Si trattava di accostare con grande maestria lo splendore della natura e l’involontaria bellezza dei colori e delle venature e la sapiente abilità degli artigiani. Verso la metà del ‘600 assistiamo alla fantasiosa creazione di accostamenti di venature, frammenti, lastre colorate a volte ricomposte in motivi astratti come a reimpaginare la natura del marmo. Oltre ai piani per tavoli e consoles, il marmo così ripensato venne utilizzato nei rivestimenti di chiese, come decori di pavimenti e cappelle, sotto forma di mosaici o basi di monumenti. La passione per i marmi perdurò per tutto il Settecento e, oltre alle splendide opere, si moltiplicarono anche le compilazioni scientifiche e gli studi della materia. Fu però dopo la metà del Settecento che, grazie alle scoperte archeologiche di Pompei ed Ercolano e grazie ai nuovi viaggiatori del Gran Tour, prevalse, nella passione del marmo, la produzione di piani con campionari di pietre dure, dei veri e propri souvenirs, molto più facili da trasportare in viaggio, cioè frammenti di marmi antichi o rari che, accostati l’uno accanto all’altro, facessero memoria della bellezza delle antichità, una volta lasciato il Bel Paese.

Ancora oggi i piani in commesso di pietre dure o i campionari antichi sono oggetto di ricerca da parte di collezionisti e arredatori. Questo a dimostrazione che il marmo ci racconta ancora l’arte del passato e allo stesso tempo il fascino e la poesia della natura con i suoi colori e le sue venature sfumate reimpaginate.



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