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scagliola-storia e produzione

Scagliola: storia e produzione

Un gesso particolare ricavato dalla selenite polverizzata e poi impastato con leganti e coloranti viene steso, secondo il disegno, su un fondo di gesso bagnato; una volta indurito viene lucidato in modo tale che assuma un aspetto quanto più possibile lucido da sembrare marmo. Ed è questo il motivo della nascita della scagliola: l’imitazione, con materiali poveri, di paliotti d’altare, commessi in pietre dure, piani e superfici intarsiati in marmo. L’idea era quella di rendere con più facilità e con mezzi più “semplici” quegli effetti cromatici, quei disegni e composizioni del tutto simili ai lavori in marmi e pietre dure, difficili da creare, da reperire e costosi per molti committenti.  

Monaco di Baviera e Blasius Pfeiffer sono, ad oggi, i due nomi che diedero origine alla nobile tecnica della scagliola. Capostipite di una famiglia di scagliolisti, Pfeiffer lasciò prima traccia di sé nel 1582 la data più antica alla quale far risalire la storia della scagliola. Da allora questa tecnica si diffuse in Italia, in particolare a Carpi (Modena), nella valle d’Intelvi, poi Firenze, Roma, Napoli e in seguito anche in altri paesi europei come l’Inghilterra.

La produzione di scagliola in Italia

In Italia la produzione della scagliola venne importata dalla Germania dal carpigiano Guido Fassi (1584-1649) verso il secondo decennio del Seicento. E la prima testimonianza italiana è un piano firmato dal mirandolese Pietro Baseghini datato 1629. Poco più tardo, datato 1648, è un piano firmato da Carlo Francesco Gibertoni, allievo, probabilmente insieme a Baseghini, di Guido Fassi. A Carpi, infatti, si formò un importante centro di produzione che portò avanti questa tecnica per tutto il Settecento fino all’Ottocento.

Nella Valle d’Intelvi la produzione della scagliola si fa risalire agli anni ‘60 del Seicento e nomi come Solari, Molciani, Rapa crearono lavori che possiamo rinvenire in un ampio territorio lombardo che va dal lago Maggiore, al Ticino, al Cremonese fino a toccare il Piemonte. La produzione della scagliola arrivò a Firenze, luogo di massima produzione di commessi di pietre dure, dove parallelamente nacque l’esigenza di una loro “imitazione povera” quale la scagliola. Padre Enrico Hugford e Lamberto Cristiano Gori lasciarono tra i più fini esempi di lavorazione della scagliola.

Nel Regno di Napoli, tra Sei e Settecento i commessi in marmi e parimenti la scagliola godettero di grande successo, splendidi sono due piani di tavoli in scagliola uno a grandi volute fogliate e fiorite e l’altro a raffigurare una scena mitologica (coll. Banco di Napoli) sono esempi di una raffinata produzione della metà del Settecento. 

Attorno al 1760 la tecnica della scagliola arrivò anche in Inghilterra per raggiungere negli anni a seguire del Settecento i massimi vertici con la produzione della ditta londinese di Vincent Bellman. La tecnica venne ampiamente utilizzata ancora nell’Ottocento, si ricordino i piani per mobili neoclassici di Robert Adam.



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