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Orologi da tavolo tra Settecento e Ottocento

Il “tic tac” nel silenzio di una casa

Nel XXI secolo è quasi un luogo comune il definire il tempo come la vera ricchezza dell’uomo. Le connessioni rapide, gli spostamenti veloci, i desideri recapitati immediatamente dopo un click frastornano il chi non ha, infatti, più tempo per farsi cullare nel silenzio ritmato di un orologio da tavolo. In effetti, oggi un orologio da tavolo può essere l’acquisto di una persona di raffinata cultura che ne apprezza la “lentezza”, il decoro, la storia e la maestria d’esecuzione. L’uomo da sempre ossessionato dal tempo e dalla sua misurazione, come dall’idea di trattenerlo misurandolo e cercando di capirne il flusso del prima e del poi, ha creato strumenti sempre più elaborati e complessi. Dagli interessanti misuratori del Cinquecento e del Seicento ai bellissimi lavori tecnici e artistici del Settecento e dell’Ottocento.

L’eleganza negli orologi da tavolo

Il tempo è misurato con eleganza tra Settecento e Ottocento. Le consoles, i cassettoni, le mensole dei camini sono gli appoggi di sculture e di vere e proprie messe in scena di episodi mitologici, figure allegoriche, gruppi agresti, templi o piccole architetture dove i quadranti e le lancette non sono che una piccola parte del tutto. Gli orologi da tavolo dal Neoclassicismo all’Impero, fino allo Storicismo sono, infatti, per lo più raffinate sculture in bronzo dorato o brunito o entrambe le rifiniture, assemblate spesso con marmi o parti in smalto o in porcellana. Dopo la metà del Settecento il gusto “rocaille” per i trionfi a volute, i cartigli e le ampie foglie d’acanto e riccioli delle pendole in bronzo dorato, a volte lastronate in tartaruga o in legno laccato, opere di bronzisti e orologiai francesi e svizzeri, va via via alleggerendosi. Questi decori  lasciano il posto ai personaggi omerici, alle divinità classiche risorte dagli scavi pompeiani della metà del ‘700. Apollo e Psiche, Venere con Cupido, Cerere sul suo carro trainato da leoni, Bacco che alza la coppa, Diana con faretra e cani, le Ore danzanti sono i repertori decorativi presi dal Recueil d’antiquités di Caylus, dalle incisioni di Giovanni Battista Piranesi e di Giovanni Volpato. Ancora una volta i capolavori di orologeria francese sono quelli che danno ispirazione ai bronzisti tedeschi e italiani: i bronzisti-fonditori Claude Galle e Pierre-Philippe Thomire sopra tutti. Non mancano i capolavori di manifattura viennese e svizzera ma anche gli italiani lasciano stupefatti, basti pensare al genio creativo di Francesco Manfredini che nei primi anni dell’Ottocento a Milano è fornitore della Regia corte napoleonica. Persino negli accampamenti delle battaglie napoleoniche la marescialla, per esattezza la “pendule d’officier”, piccolo orologio da viaggio, con il suo semplice volume squadrato è oggetto di grande raffinatezza e oggi molto ricercato sul mercato.



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