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FOCUS ON: la pittura su pietra paesina

La pittura su pietra fiorisce in Italia tra i primi anni del XVI e la metà del XVII secolo. Alcune fonti antiche però riportano dell’esistenza di una serie di lastre marmoree colorate, che decoravano l’abside dell’Aula del Colosso nel Foro di Augusto a Roma.

Alla fine del Cinquecento l’uso della pietra come base pittorica riscosse un notevole successo tanto che negli inventari di alcune importanti collezioni se ne trovano in grande numero. In modo particolare a Firenze, Roma, e Verona la pittura su supporto lapideo rappresentò da un lato una sfida tecnica e dall’altro il curioso divertissement del dipingere sopra una sorta di quinta scenografica già preparata dalla natura. Due elementi che corrispondevano alla curiosità e raffinatezza delle Wünderkammer. Nacquero così splendidi capolavori sulle venature del marmo, sulla trasparenza dell’alabastro e come cieli di blu profondo sui lapislazzuli.

LA PIETRA PAESINA

A Firenze e a Roma, dove la lavorazione delle pietre preziose e del marmo era avanzata, ci fu un largo impiego della pietra paesina. Si tratta di una pietra, soprattutto estratta in Toscana, costituita da calcare compatto e argilla con soluzioni mineralizzate di ferro e manganese. Queste soluzioni producono straordinari disegni che appaiono come paesaggi rocciosi, profili di città lontane arroccate, mari in tempesta. Generalmente nelle opere in pietra paesina è il materiale stesso il vero protagonista, con i suoi tagli irregolari che delinea scenari. Basti pensare che negli inventari seicenteschi di alcune raccolte soprattutto romane queste piccole opere vengono indicate senza precisazione né degli autori, né dei soggetti. Eppure artisti di grande fama sia italiani sia europei, come ad esempio Francesco e Jacopo Bassano, Giovanni Bilivert, Leonaert Bramer, Felice Brusasorci, Joseph Heinz, Antonio Tempesta usarono ampiamente queste pietre.

La pittura su pietra iniziò lentamente a decadere in Italia verso la metà del XVII secolo i committenti iniziano a preferire dipinti più grandi da appendere nelle ampie gallerie. Questo gusto tipicamente barocco finì per relegare la pittura su pietra su piccola scala al rango di una curiosità per collezionisti di piccoli raffinati oggetti.

Bibliografia: M. Bona Castellotti a.c., Pietra dipinta. Tesori nascosti del ‘500 e del’ 600 da una collezione privata milanese, Milano, 2000.


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