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La Natura morta e i dipinti di fiori

La Natura morta è un genere pittorico che consiste nella raffigurazione di fiori, frutta, animali, cacciagione e oggetti d’uso quotidiano in un’opera d’arte. Il termine traduce still-leben (tedesco) e still-life (inglese), espressioni che letteralmente significano “vita immobile”. In Italia, come in Francia, non c’era una traduzione precisa e solo nel Settecento venne usata per la prima volta l’espressione nature morte. Questo modo di dire nacque nei circoli accademici ma con un’accezione negativa, diversamente dal significato originale. Ma dove e quando ha origine la Natura morta? E quando inizia a diventare un genere autonomo in pittura?

Cenni storici

Le testimonianze più antiche di raffigurazioni simili alla Natura morta risalgono all’età romana ed ellenistica con la rhiparographia e gli xenia. La rhiparographia era un tipo di pittura che raffigurava oggetti umili e piccoli, mentre gli xenia erano dei piccoli dipinti raffiguranti fiori, frutta e pollame che venivano donati agli ospiti. In epoca medioevale si trovano elementi naturalistici nei dipinti, soprattutto nella pittura fiamminga, ma in modo frammentario; tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento invece in Italia troviamo elementi floreali e naturalistici nelle tarsie.

La Natura morta tra il 1500 e il 1600

Alla fine del Cinquecento, forse sia per il rinato interesse verso l’antico sia per la curiosità verso le cose naturalistiche e scientifiche, i pittori iniziano a dipingere fiori, frutta, cacciagione e strumenti. Un’altra motivazione è forse da ricercare anche nel tentativo di superare la seria gerarchia dei generi, che dava spazio come generi autonomi solo ai soggetti religiosi o storici e ai ritratti. In questi anni vengono quindi realizzati i primi dipinti di Natura morta sia in Italia sia nella pittura fiamminga e spagnola. I primi pittori italiani che si cimentano nel genere sono Giuseppe Arcimboldi, la famiglia Campi, Ambrogio Figino, i Bassano e Bartolomeo Passerotti a cui seguiranno molti atri.

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Caravaggio, Canestra di frutta, 1599

Nel 1620-30 Vincenzo Giustiniani, in Discorso sopra la pittura, attribuisce a Caravaggio la celebre frase “che tanta manifattura gli era a fare un quadro buono di fiori, come di figure”. Con questa affermazione, il genere della Natura morta guadagnò per la prima volta dignità e iniziò ad essere considerato un genere autonomo. Caravaggio sosteneva quindi che non c’era differenza tra il dipingere quadri storico-religiosi o ritratti o fiori e altri oggetti: la qualità di un quadro prescinde ciò che esso raffigura. Come primo dipinto di Natura morta in Italia si considera infatti la Canestra di frutta di Caravaggio del 1599.
Nonostante la critica ufficiale disprezzasse il nuovo genere, i collezionisti borghesi lo preferivano ai grandi dipinti di soggetto storico-religioso, anche per le dimensioni contenute, e iniziarono a commissionarne molti.

I dipinti di fiori nel Seicento

Nel Seicento, in particolare a Roma, i pittori realizzarono dipinti raffiguranti dei trionfi di fiori, richiesti per decorare in modo spettacolare le ville e i palazzi delle famiglie nobili. I quadri di fiori divennero infatti elementi fondamentali nell’arredo barocco per renderlo trionfale e sfarzoso. A Roma e a Napoli erano attivi i più importanti pittori di questo genere, che spesso arrivavano dall’estero: Mario de’ Fiori, Carlo Maratta, Abraham Brueghel, Nicola Vaccaro, Giovanni Stanchi e molti altri ancora.
Anche nell’arte fiamminga era molto in voga dipingere vasi di fiori in modo minuzioso e dettagliato.

La Natura morta nell’arte moderna

Con il Realismo della seconda metà del XIX secolo, in Francia, si rinnova un interesse per il genere della Natura morta. I nuovi pittori osservatori del vero tornano a dipingere fiori, frutta e oggetti d’uso quotidiano. I pittori di fine ‘800 e del ‘900 usano anche il genere per sperimentare nuovi stili e tecniche pittoriche, di cui i primi innovatori sono Paul Cézanne e Vincent Van Gogh. Nel ‘900 l’interesse per la Natura morta è sempre presente ed è testimoniato dalla realizzazione di diverse mostre e pubblicazioni specifiche.

Antonio Bueno
Natura morta, 1947


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